Storia
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Il Dolcetto è forse il più piemontese dei vitigni, delicato ed esigente in fatto di esposizione, precoce ed amante delle forti escursioni termiche.
Le prime notizie certe relative alla coltivazione del Dolcetto risalgono al 1500, anche se probabilmente la sua origine è molto più antica. Sono infatti poche e confuse le fonti scritte da cui attingere, al contrario invece delle testimonianze orali tramandate dai viticoltori.
Questo vitigno è stato ed è tutt’oggi vittima di incomprensioni, di cui la più frequente riguarda il nome: Dolcetto non deriva da una caratteristica del vino (che è decisamente secco, non dolce!) ma è dovuto, probabilmente, al sapore gradevolmente dolce dell”uva che, avendo un limitato contenuto di acidi, appare appunto molto dolce.
Coltivzione
In Piemonte la superficie dedicata a questo vitigno è molto ampia, tanto da essere suddivisa in sette zone geografiche distinte; una di queste è quella comprendente il solo territorio comunale di Diano d’Alba, in provincia di Cuneo, dal quale si ricava il “Dolcetto di Diano d’Alba DOCG”, o semplicemente “Diano d’Alba DOCG”.
La zona di produzione così ristretta e vincolante permette di ottenere dei prodotti tipici, autentici, in cui l”influenza del territorio di origine è determinante per l’esaltazione delle note caratteristiche del vino.
Il Dolcetto di Diano è infatti tipico per la sua robustezza e per un particolare fruttato che si lega all”intenso ammandorlato finale. Queste qualitàvanno attribuite alle caratteristiche del terreno di Diano costituite da marne tufacee bianche.
Le zone viticole del territorio dianese che permettono, grazie alla loro posizione, di ottenere le uve migliori sono definite Sorì (dal dialetto piemontese: “soleggiato”).
Attualmente esistono 77 Sorì, istituiti a partire dall’anno 1985 dopo un lungo e complicato lavoro di individuazione, coadiuvato dai produttori, delle aree viticole più vocate.
L’aristocrazia del Dolcetto di Diano è quindi doppiamente garantita: da una parte vi è la denominazione di origine, dall’altra un approfondito studio sulle vocazioni territoriali.
Il Vino
Grazie alla particolare composizione delle uve e all’influenza dell’ambiente, il Dolcetto di Diano può dare origine a prodotti tra loro anche molto differenti.
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Qui entra in gioco l’abilità dei viticoltori e degli enologi che dedicano le proprie energie alla riuscita del prodotto: a seconda di come il vigneto viene gestito e di quali tecniche di vinificazione vengono applicate è possibile ottenere vini di pronta beva, facili da capire, oppure vini più strutturati dagli splendidi riflessi violacei e dai profumi intensi, o ancora dei veri e propri cru in grado di affinare per più anni per esprimere così al meglio le loro incredibili potenzialità.
L’amante del buon vino sarà così in grado di trovare il prodotto che meglio si addice ai propri gusti e al proprio palato.
La produzione del Dolcetto di Diano supera di poco il milione di bottiglie all’anno, ottenute da vigne ubicate esclusivamente nel comune di Diano d’Alba.
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